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Italia

Fin dalla primavera del 2016 il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua ha risposto all’appello per la Campagna referendaria costituzionale attraverso una mobilitazione per la difesa dei diritti, con la consapevolezza che quelle modifiche della Costituzione avrebbero inciso sull’assetto istituzionale della Repubblica e di conseguenza sui principi fondamentali che condizionano la garanzia dei diritti.
 
Dunque una mobilitazione per garantire il principio della sovranità popolare (esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione), il principio dell’eguaglianza sostanziale (come “effettiva partecipazione alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese”), e il principio di riconoscimento e promozione delle autonomie locali.
 
Il referendum costituzionale non è stato inteso come una mera “circostanza di difesa” della Costituzione quanto piuttosto come un’occasione per rivendicare l’applicazione dei diritti da questa affermati, specie dei diritti sociali.
 
Anzitutto come Occasione per dire No alla “Costituzione del pareggio di bilancio”, dunque alla logica dei diritti finanziariamente condizionabili.
 
Il No a questo referendum è stato perciò declinato come affermazione di “un altro modo di intendere la Costituzione”, con la consapevolezza che i diritti fondamentali, nella prospettiva delle democrazie costituzionali, non limitano solo il mercato ma anche la stessa sovranità statale.
 
Il No del Movimento per l’Acqua è stato un No “per l’affermazione dei diritti”, attraverso tutto il potenziale e la rilevanza della lotta costituzionale.
 
Il 4 dicembre non è stato inteso perciò come il traguardo di una mobilitazione per la difesa formale della Costituzione, ma come una tappa importante nel percorso, già intrapreso, di lotta per i diritti.
 
 
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Leggi tutto: La lotta costituzionale del movimento per l’acqua

In due anni dal suo insediamento il Governo Renzi ha prodotto una serie di “riforme” che investono diversi ambiti della società e della vita delle persone, ispirate da una logica neoliberista, regressiva e autoritaria per cui sono stati attaccati e compressi diritti fondamentali dei cittadini.

La riforma della Costituzione e il combinato disposto con la legge elettorale rappresentano il tassello mancante rispetto a tale disegno.

Appare, infatti, sempre più evidente come l'obiettivo reale sia ridurre i bisogni sociali che giungono a livello istituzionale, in quanto troppo numerosi e ai quali non s'intende sacrificare gli interessi già protetti dei mercati e delle lobbies. Per questo motivo si restringono gli spazi di agibilità politica svilendo gli strumenti di democrazia diretta (vedasi la triplicazione delle firme necessarie per la presentazione di una legge d'iniziativa popolare), si restringe l'autonomia degli Enti Locali, si recidono i canali di trasmissione delle domande con la riduzione della pluralità della rappresentanza, si impedisce, attraverso la verticalizzazione del potere, a molte voci di farsi sentire, escludendo interi strati sociali, riducendo i margini di dissenso.

D'altra parte l'esperienza concreta ha messo in evidenza come sia già in atto una gravissima crisi democratica, che si manifesta a tutti i livelli, con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive ed il ridursi dei consigli comunali a luoghi dove si ratificano semplicemente le decisioni prese in altri sedi.

L'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio ha sancito di fatto l'assoggettamento al dogma neoliberista della politica economica del nostro Paese e la sua subordinazione agli indirizzi sanciti con la linea dell'austerità a livello europeo.

La crisi economico-finanziaria e la conseguente logica del debito sono diventati gli alibi attraverso i quali imporre, a diversi livelli, poteri tecnici e polizieschi.

I vincoli di bilancio diventano prioritari rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali.

Così, ciò che era socialmente inaccettabile, ovvero privatizzazioni dei servizi, vendita del patrimonio pubblico, restringimento degli spazi di democrazia, diviene politicamente inevitabile anche perchè interiorizzato da gran parte delle forze politiche che governano sia a livello nazionale che locale.

Sui territori, poi, si sperimentano pratiche di eccezionalità giuridica, che vanno dalla creazione di status emergenziali ai super poteri commissariali, passando per dispositivi di controllo prefettizio.

In particolare, il movimento dell’acqua ha visto crescere, nonostante la vittoria referendaria, e, anzi, contraddicendola apertamente, una nuova strategia volta alla privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua e dei beni comuni, espropriando gli Enti Locali e le comunità territoriali di ogni facoltà nel determinare l'articolazione territoriale dei servizi e le politiche tariffarie.

L'attacco finale al referendum del 2011 si è provato a portarlo a compimento attraverso un'altra riforma "strutturale", quella della Pubblica Amministrazione promossa dalla Ministra Madia. Nello specifico con il decreto attuativo “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale”. Un provvedimento fortemente ispirato all'idea del mercato come unico regolatore sociale.

Una  grande mobilitazione e l'intervento della Corte costituzionale hanno portato alla capitolazione di questa riforma. Infatti, la sentenza 251/2016 l'ha sostanzialmente demolita, sancendo l'incostituzionalità di diversi articoli della legge delega tra cui quelli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.

La censura della Consulta si fonda sulla lesione del principio di leale collaborazione tra stato ed enti locali, principio che verrebbe, di fatto, cancellato dalle modifiche proposte alla Costituzione che porterebbero alla riduzione dell'autonomia legislativa regionale e alla possibilità di ricorrere alla cosiddetta “clausola di supremazia”, che consente allo Stato centrale di intervenire in via legislativa in materie di competenza regionale invocando un generico interesse nazionale.

La sentenza, di fatto, ha demolito anche i decreti attuativi in quanto risultano illegittimi i presupposti su cui si basano. Per queste ragioni il Governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali.

Una marcia indietro richiesta dal movimento per l'acqua da subito con la grande mobilitazione messa in campo a partire dalla primavera scorsa che ha prodotto centinaia di iniziative e una straordinaria raccolta di firme in calce alla petizione popolare (230.000 firme consegnate al Parlamento a fine luglio).

Abbiamo sempre denunciato l'incostituzionalità di questo provvedimento che avrebbe prodotto un pericoloso vulnus democratico provando a cancellare l'esito del referendum 2011. Su questa base si era aperto un confronto con la Ministra Madia la quale più volte aveva dichiarato che il servizio idrico sarebbe stato stralciato dalla versione definitiva decreto. Ciò avrebbe costituito solo un primo passo indietro, seppur importante, nel tentativo del Governo di sovvertire l'esito referendario. Abbiamo, infatti, sempre ribadito che andavano eliminate tutte le norme che puntavano alla privatizzazione dei servizi locali, che vietano la gestione pubblica tramite aziende speciali, oltre a quelle che permangono e creano, comunque, una disparità tra le diverse forme di gestione con un evidente favore per quelle privatistiche.

La nostra battaglia proseguirà perchè siamo convinti della necessità di una inversione di rotta nel senso della piena attuazione degli esiti referendari e della promozione di un gestione pubblica e partecipativa dell’acqua svolta nell'interesse della comunità e che restituisca il giusto ruolo alle amministrazioni locali.
Siamo anche convinti che il dibattito nel nostro paese debba ripartire proprio da questi punti e ci adopereremo affinchè l'eventuale nuovo testo di decreto sia radicalmente riformulato e la legge sull'acqua in discussione al Senato, svuotata e stravolta nel suo impianto generale, sia approvata nella sua versione originaria a partire dal ripristino dell’articolo che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.

Anche a partire da questa esperienza intendiamo ruibadire il nostro NO più convinto alla riforma costituzionale. E ciò per almeno due ragioni di fondo: la prima è che il combinato tra controriforma costituzionale e legge elettorale nasce proprio con l’idea di restringere gli spazi di democrazia in termini funzionali ad affermare le scelte di carattere neoliberista e classista che contraddistinguono l’attuale governo. La seconda è che non è possibile disgiungere i contenuti delle scelte sul terreno economico e sociale da quelle relative alle forme e agli assetti istituzionali. Da questo punto di vista, è evidente che, se non si vuole produrre un discorso che rischia di essere astratto sulla difesa e sull’espansione della democrazia , esso va innervato di contenuti e fatto vivere in relazione alle scelte che intervengono sulle politiche economiche e sociali, su quelle scelte che riguardano la condizione di vita concreta delle persone.

Qui sta un elemento di relazione forte tra il percorso del movimento per l'acqua e l'iniziativa per far vincere il No alla controriforma istituzionale.

Ribadiamo, dunque, il nostro impegno perché ciò possa realizzarsi e la certezza che i nostri percorsi si incroceranno con ancora maggior forza.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

 

Roma, 13 Marzo 2016

 

In due anni dal suo insediamento il Governo Renzi ha prodotto una serie di “riforme” che investono diversi ambiti della società e della vita delle persone.

Si tratta di un'azione che, ispirata all'idea del mercato come unico regolatore sociale, attacca il ruolo pubblico e universale della scuola, estende la precarietà nel lavoro, rilancia una nuova fase di mercificazione dell'acqua, dei beni comuni e dei servizi pubblici locali, in aperto disprezzo dell'esito referendario del giungo 2011, persegue con il decreto Sblocca Italia una politica di devastazione ambientale dai rifiuti all'energia, della quale le trivellazioni, in mare così come in terra, costituiscono l'esempio più emblematico.

 

Di fronte a questo scenario, le resistenze e le mobilitazioni sociali, prodotte nei territori e nella società, hanno costituito esperienze fondamentali di contrasto a questi processi.

Ma hanno ora la necessità di produrre un salto di qualità nella connessione fra loro e nell'azione comune.

 

Per questo, il movimento per la scuola pubblica, il movimento per l'acqua e la campagna contro la devastazione e il saccheggio ambientale hanno deciso di lanciare una stagione di referendum sociali, a partire dalla prossima primavera, proponendo a tutte e tutti una straordinaria campagna dal basso che punti a: promuovere la scuola pubblica, bloccando la cosiddetta “Buona Scuola”; difendere i beni comuni, fermando gli incentivi alla privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici locali; cambiare le politiche ambientali, a partire dallo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere in terra e in mare, opzione “trivelle zero”, completando un percorso di lotte che ha già ottenuto diversi risultati.

 

Perché su tutto ciò che riguarda la vita e i diritti delle persone, la salvaguardia dei territori e del diritto al futuro, sono le donne e gli uomini di questo paese a dover decidere, tutte e tutti assieme.

 

Pensiamo a referendum comuni capaci di rafforzare la mobilitazione sociale che in questi anni ciascun movimento e soggetto sociale, con la propria autonomia e i propri percorsi, ha portato avanti.

Pensiamo a referendum comuni capaci di estendere la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto delle persone, e di disegnare un altro modello sociale, riaprendo la strada alla speranza di un futuro diverso per tutte e per tutti.

 

Sappiamo che, anche sul fronte dei diritti del lavoro, Cgil, Cobas, sindacati di base e movimenti contro la precarietà stanno discutendo sulla possibilità di intervenire per abrogare gran parte delle norme introdotte dal Governo Renzi, a partire dal Jobs Act. Dal nostro punto di vista, auspichiamo fortemente che aggiungano il loro contributo di esperienza e mobilitazione, per rendere ancora più ricca la stagione di referendum sociali che attraverserà il Paese.

 

Sarà una stagione per la scuola pubblica, per i beni comuni, per la tutela dell'ambiente e dei territori, per i diritti del lavoro. E sarà naturalmente una stagione per la democrazia, anch'essa sotto deciso attacco del Governo, attraverso le riforme costituzionali che, nell'autunno prossimo, vedranno il fondamentale passaggio del referendum confermativo: in questo senso, la stagione dei referendum sociali, pur nella sua dimensione autonoma, vuole contribuire anche alla campagna per il NO alla controriforma istituzionale, con la netta convinzione che parlare di democrazia non significa ragionare di architettura istituzionale, bensì del potere che hanno le persone di decidere sulle scelte di fondo che riguardano gli assetti della società. Così come sosteniamo il referendum No Triv sulla proroga indefinita alle concessioni per l'estrazione di idrocarburi già esistenti entro le 12 miglia, provocatoriamente fissato dal Governo Renzi per il prossimo 17 aprile, nel palese tentativo di far fallire il quorum.

 

Per condividere tutto ciò invitiamo comitati, movimenti, associazioni, cittadine e cittadini, forze politiche e sociali e tutte/i coloro che hanno a cuore diritti, beni comuni e democrazia. a partecipare all'assemblea nazionale che si terrà a Roma il 13 marzo prossimo.

 

Per confrontarci con vicinanza ed intensità, per costruire gli intrecci e gli obiettivi di questa stagione referendaria e sociale. Per disegnare un'altra uscita dalla crisi e le coordinate di un altro modello sociale.

 

Tutte e tutti assieme è possibile.

 

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Movimento per la scuola pubblica

Campagna "Stop devastazioni", per i diritti sociali ed ambientali

La Corte costituzionale ha sostanzialmente demolito la cosiddetta Riforma della Pubblica Amministrazione voluta dalla Ministra Marianna Madia dichiarando l'incostituzionalità di diversi articoli della legge delega tra cui quelli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.
La censura della Consulta si fonda sulla lesione del principio di leale collaborazione tra stato ed enti locali.

Ciò, di fatto, demolisce anche i decreti attuativi in quanto risultano illegittimi i presupposti su cui si basano.

Per queste ragioni il Governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali.

Una marcia indietro richiesta dal movimento per l'acqua da subito con la grande mobilitazione messa in campo a partire dalla primavera scorsa che ha prodotto centinaia di iniziative e una straordinaria raccolta di firme in calce alla petizione popolare (230.000 firme consegnate al Parlamento a fine luglio).
Abbiamo sempre denunciato l'incostituzionalità di questo provvedimento che avrebbe prodotto un pericoloso vulnus democratico provando a cancellare l'esito del referendum 2011. Su questa base si era aperto un confronto con la Ministra Madia la quale più volte aveva dichiarato che il servizio idrico sarebbe stato stralciato dalla versione definitiva decreto. Ciò avrebbe costituito solo un primo passo indietro, seppur importante, nel tentativo del Governo di sovvertire l'esito referendario. Abbiamo, infatti, sempre ribadito che andavano eliminate tutte le norme che puntavano alla privatizzazione dei servizi locali, che vietano la gestione pubblica tramite aziende speciali, oltre a quelle che permangono e creano, comunque, una disparità tra le diverse forme di gestione con un evidente favore per quelle privatistiche.

Non possiamo che gioire di fronte alla capitolazione di una riforma dei servizi pubblici locali che, in ogni caso, si ispirava all'idea del mercato come unico regolatore sociale.
Una capitolazione che deriva dal combinato disposto di una grande mobilitazione sociale e dall'intervento della Consulta.

La nostra battaglia proseguirà perchè siamo convinti della necessità di una inversione di rotta nel senso della piena attuazione degli esiti referendari e della promozione di un gestione pubblica e partecipativa dell’acqua svolta nell'interesse della comunità e che restituisca il giusto ruolo alle amministrazioni locali.
Siamo anche convinti che il dibattito nel nostro paese debba ripartire proprio da questi punti e ci adopereremo affinchè l'eventuale nuovo testo di decreto sia radicalmente riformulato e la legge sull'acqua in discussione al Senato, svuotata e stravolta nel suo impianto generale, sia approvata nella sua versione originaria a partire dal ripristino dell’articolo che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.
 
Roma, 28 novembre 2016.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

La proposta di legge sul ciclo integrato delle acque approvata oggi, 16 novembre 2015, dal Consiglio Regionale della Campania con metodo assai discutibile, fissa le regole di una materia delicatissima relativa alla gestione dell’acqua. Il Commissario Straordinario di Abc, Avv.to Maurizio Montalto, presente alla seduta del suddetto Consiglio regionale, ha assistito personalmente e doverosamente all’approvazione della norma, così come altri rappresentanti di gestori campani. La pressione delle lobby private, che vogliono sovvertire l’esito del referendum con il quale nel 2011gli italiani hanno optato inequivocabilmente per la gestione pubblica e senza profitti privati, si è fatta sentire ed è stata approvata una norma che punta ad affondare la gestione pubblica di Abc Napoli, Azienda Speciale, e mette definitivamente le fonti nelle mani delle multinazionali. Chiediamo che con senso di responsabilità, sia revocata la suddetta norma e che sia avviata una discussione seria e democratica sul tema.

Il Commissario Straordinario

Avv.to Maurizio Montalto

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