Il Consiglio di Stato respinge il ricorso sulla tariffa dell'acqua - La mobilitazione continua

Categoria: Italia Pubblicato: Martedì, 30 Maggio 2017

Il 26 maggio u.s. è stata diffusa la sentenza del Consiglio di Stato con cui si stabilisce che il ricorso promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua e Federconsumatori contro il metodo tariffario del servizio idrico elaborato dall'Autorità per l'Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico non è stato accolto.

La pronuncia, in sostanza, conferma la tesi, già fatta propria dal TAR Lombardia, secondo cui la copertura dei costi del servizio comprende anche il costo del capitale proprio investito, giustificando tale scelta con il fatto che l'orientamento pressoché generale della scienza economica fa rientrare nella nozione di “costo” anche quello di “costo-opportunità”, nel senso del valore del mancato impiego del fattore produttivo in altra attività comunque profittevole.

A questo punto, però, il Consiglio di Stato, dimentica di rilevare, o fa finta di non comprendere, che, sulla base della normativa e della stessa teoria economica dominante, questa nozione di “costo economico” equivale nella sostanza alla remunerazione abrogata con il referendum.

Ci tocca, quindi, constatare che la lettura prodotta dal Consiglio di Stato ripropone l'assunto per cui il servizio idrico è sottoposto alle logiche del mercato e del profitto in spregio alla volontà popolare.

Ci teniamo, inoltre, a denunciare la gravità di questa decisione in quanto s'inserisce in quel solco segnato sin dopo la vittoria referendaria che, provando a ribaltarne gli esiti, tende a svilire gli strumenti stessi di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione.

Come movimento per l'acqua proseguiremo la mobilitazione e le campagne volte alla piena e reale attuazione degli esiti referendari, rivendicando con forza l'elevato significato politico e concreto della Campagna di Obbedienza Civile portata avanti con la riduzione delle bollette della quota pari alla remunerazione del capitale e quella per la ripubblicizzazione del servizio idrico.

Roma, 29 Maggio 2017. Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

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Crisi del sistema idrico italiano: l'unica soluzione è una gestione pubblica, partecipativa ed eco-compatibile dell'acqua

Categoria: Italia Pubblicato: Martedì, 21 Marzo 2017
Giornata Mondiale dell'Acqua 2017
 

Istituita nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Giornata Mondiale dell’Acqua dovrebbe costituire un importante occasione di riflessione a livello nazionale e internazionale. Purtroppo, sempre più spesso, tale riflessione viene piegata agli interessi delle grandi lobby economico-finanziarie che perseverano nella strategia volta alla definitiva mercificazione del bene acqua.

Per queste ragioni, come movimento per l'acqua, ci sembra opportuno prendere parola provando ad individuare gli elementi critici e i nodi da sciogliere per giungere finalmente ad una reale tutela di questo bene e ad una sua gestione pubblica e partecipativa.

A distanza di quasi sei anni dai referendum del 2011 appare evidente come l'esito sia stato prima disconosciuto, poi disatteso e infine sia stata messa in campo, da parte di tutti i Governi che si sono succeduti alla guida del paese, compreso l'attuale, una strategia volta a rilanciare i processi di privatizzazione del servizio idrico e degli altri servizi pubblici locali, oltre a reinserire, tramite il nuovo metodo tariffario elaborato dell'AEEGSI, la voce che garantisce il profitto ai gestori.

Il combinato disposto di diversi provvedimenti approvati negli ultimi anni costruisce un meccanismo per cui, attraverso processi di aggregazione e fusione, i quattro colossi multiutility attuali - A2A, Iren, Hera e Acea - già collocati in Borsa, potranno inglobare tutte le società di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici, divenendo i “campioni” nazionali in grado di competere sul mercato globale. Senza contare i tentativi in atto di privatizzare l'Acquedotto Pugliese, il più grande d'Europa.

Altro passaggio significativo rispetto alla pervicacia con cui si sta contraddicendo la volontà popolare è quanto avvenuto alla Camera ad aprile scorso quando il PD e la maggioranza hanno stravolto la legge sulla gestione pubblica del servizio idrico, svuotandone l'impianto generale e travisandone i principi essenziali.

Come movimento per l'acqua continuiamo a ribadire la necessità di una radicale inversione di rotta. Infatti, l'analisi dello stato dell'arte del sistema idrico italiano è impietosa e continuano ad emergere dati sconcertanti: bassi investimenti, reti vecchie con dispersione elevatissima e ritardi nella depurazione, delineando così un sistema gravemente malato.

Sul tema degli investimenti e della tariffa va ricordato che il finanziamento del servizio idrico integrato ha dimostrato il suo fallimento dal momento in cui al principio del “full cost recovery”, ossia il costo totale del servizio deve essere interamente coperto dalla tariffa, si è associato l'affidamento a soggetti privati.
I dati in tal senso parlano chiaro: aumenti delle tariffe (+ 100 % tra il 2000 e il 2016 - dati Federconsumatori Ottobre 2016) e calo degli investimenti di circa il 50 % rispetto agli anni novanta.

D'altra parte il quadro che emerge rispetto alla distribuzione dei dividendi e degli utili realizzati in 5 anni tra il 2010 e il 2014 dalle 4 grandi multiutility (A2A, Iren, Hera e Acea), ossia i modelli che si vorrebbe esportare su tutto il territorio nazionale, è assolutamente esplicito e chiarisce ogni dubbio rispetto a quella che è la vera finalità di queste aziende. La loro vocazione non è produrre servizi pubblici, ma distribuire dividendi ai soci. Queste aziende, cumulativamente, nel periodo indicato hanno prodotto utili netti per circa 1 miliardo e 800 milioni di € e hanno distribuito ancora di più, oltre 2 miliardi di € di dividendi. Un dato più che eclatante da cui si evince che, per garantire una quota significativa di dividendi, queste aziende si indebitano scaricando sulle generazioni future i risultati di oggi.

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Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Categoria: Italia Pubblicato: Sabato, 18 Marzo 2017

Roma, 16 marzo 2017
Il pesantissimo giudizio dell'Autorità Anticorruzione guidata da Raffale Cantone sulla svendita di LGH ad A2A non ci coglie certamente di sorpresa. In base a quanto riportano i giornali, le conclusioni dell'istruttoria dell'ANAC rispecchiano pari pari il contenuto dei tanti documenti che il Comitato Acqua Pubblica, insieme a pochi altri soggetti, ha prodotto e diffuso in quelle convulse settimane di fine 2015.
Una vendita mascherata (anche male) da partnership, una totale assenza di competizione di mercato, la perdita definitiva del controllo di servizi fondamentali da parte delle istituzioni locali. Detto questo, l'analisi dell'ANAC si muove (correttamente) nell'ambito di un controllo procedurale: l'ANAC dice che non si poteva evitare la gara per la scelta dell'acquirente, secondo la "scolastica" applicazione del liberismo nei servizi pubblici con cui ci hanno ubriacati in questi anni.

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Blue Book 2017: la cura è peggio della malattia

Categoria: Italia Pubblicato: Mercoledì, 01 Febbraio 2017
Come Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ci sembra necessario prendere parola sul quadro che emerge dalla pubblicazione del Blue Book 2017, studio sul sistema idrico italiano promosso da Utilitalia, in quanto, a nostro avviso mistificatorio della realtà.
 
Infatti, se da una parte l'analisi dello stato dell'arte risulta condivisibile, ovvero bassi investimenti, reti vecchie con dispersione elevatissima e ritardi nella depurazione, descrivendo così un sistema gravemente malato, è la cura prospettata ad essere peggio della malattia.
 
Sul tema degli investimenti e tariffa va ricordato che il finanziamento del servizio idrico integrato ha dimostrato il suo fallimento dal momento in cui al principio del “full cost recovery”, ossia il costo totale del servizio deve essere interamente coperto dalla tariffa, si è associato l'affidamento a soggetti privati. I dati in tal senso parlano chiaro: a partire dalla prima metà degli anni novanta, periodo in cui si attua la “grande trasformazione” dalle gestioni delle aziende municipalizzate al nuovo assetto fondato sulla gestione da parte delle società di capitali, tra l'altro periodo in cui tramonta il ruolo della finanza e dell’intervento pubblico, gli investimenti nel settore idrico sono crollati, toccando punte di oltre il 70%, flettendo da circa 2 mld di euro a circa 600 milioni annui, per poi risalire ma mantenendo sempre un abbassamento di circa il 50%.
Sulle tariffe idriche tutti gli studi sono corcordi nell'indicare aumenti assai consistenti, tra i più rilevanti nel panorama europeo e tra i più elevati rispetto agli altri servizi pubblici locali: + 100 % tra il 2000 e il 2016 (dati Federconsumatori Ottobre 2016); + 61,4 % tra il 2007 e il 2015 (dati Dossier Cittadinanzattiva 2016); + 85,2 % tra il 2004 e il 2014 a fronte di un incremento dell’inflazione nello stesso periodo che in Italia è stato del 23,1 % (dati CGIA di Mestre Luglio 2014). Ciò sta provocando un aggravio sulla spesa delle famiglie che è giunto al limite della sostenibilità economica soprattutto per quelle fasce della popolazione fortemente toccate dalla crisi.
 
Di fronte a questi dati eloquenti allora la soluzione non può essere ancora una volta quella dell'ulteriore rilancio della politica tariffaria del “full cost recovery”, così come suggerito nel Blue Book 2017, e neanche quella di incentivare i processi di aggregazione visto che negli anni in cui si è andata generando e approfondendo questa crisi del sistema idrico la maggior parte della popolazione italiana è stata servita dalle grandi multiutilities quotate in borsa - Acea, Hera, A2A e Iren – aziende ora prese a modello e individuate come poli aggregativi verso i quali far confluire tutti i soggetti gestori medio piccoli ad oggi esistenti, comprese le gestioni in economia che servono oltre 10 mln di persone.
 
Ecco che la cura diviene peggio della malattia.

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La lotta costituzionale del movimento per l’acqua

Categoria: Italia Pubblicato: Sabato, 21 Gennaio 2017
Fin dalla primavera del 2016 il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua ha risposto all’appello per la Campagna referendaria costituzionale attraverso una mobilitazione per la difesa dei diritti, con la consapevolezza che quelle modifiche della Costituzione avrebbero inciso sull’assetto istituzionale della Repubblica e di conseguenza sui principi fondamentali che condizionano la garanzia dei diritti.
 
Dunque una mobilitazione per garantire il principio della sovranità popolare (esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione), il principio dell’eguaglianza sostanziale (come “effettiva partecipazione alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese”), e il principio di riconoscimento e promozione delle autonomie locali.
 
Il referendum costituzionale non è stato inteso come una mera “circostanza di difesa” della Costituzione quanto piuttosto come un’occasione per rivendicare l’applicazione dei diritti da questa affermati, specie dei diritti sociali.
 
Anzitutto come Occasione per dire No alla “Costituzione del pareggio di bilancio”, dunque alla logica dei diritti finanziariamente condizionabili.
 
Il No a questo referendum è stato perciò declinato come affermazione di “un altro modo di intendere la Costituzione”, con la consapevolezza che i diritti fondamentali, nella prospettiva delle democrazie costituzionali, non limitano solo il mercato ma anche la stessa sovranità statale.
 
Il No del Movimento per l’Acqua è stato un No “per l’affermazione dei diritti”, attraverso tutto il potenziale e la rilevanza della lotta costituzionale.
 
Il 4 dicembre non è stato inteso perciò come il traguardo di una mobilitazione per la difesa formale della Costituzione, ma come una tappa importante nel percorso, già intrapreso, di lotta per i diritti.
 
 

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua: le ragioni del nostro NO alla riforma costituzionale

Categoria: Italia Pubblicato: Martedì, 29 Novembre 2016

In due anni dal suo insediamento il Governo Renzi ha prodotto una serie di “riforme” che investono diversi ambiti della società e della vita delle persone, ispirate da una logica neoliberista, regressiva e autoritaria per cui sono stati attaccati e compressi diritti fondamentali dei cittadini.

La riforma della Costituzione e il combinato disposto con la legge elettorale rappresentano il tassello mancante rispetto a tale disegno.

Appare, infatti, sempre più evidente come l'obiettivo reale sia ridurre i bisogni sociali che giungono a livello istituzionale, in quanto troppo numerosi e ai quali non s'intende sacrificare gli interessi già protetti dei mercati e delle lobbies. Per questo motivo si restringono gli spazi di agibilità politica svilendo gli strumenti di democrazia diretta (vedasi la triplicazione delle firme necessarie per la presentazione di una legge d'iniziativa popolare), si restringe l'autonomia degli Enti Locali, si recidono i canali di trasmissione delle domande con la riduzione della pluralità della rappresentanza, si impedisce, attraverso la verticalizzazione del potere, a molte voci di farsi sentire, escludendo interi strati sociali, riducendo i margini di dissenso.

D'altra parte l'esperienza concreta ha messo in evidenza come sia già in atto una gravissima crisi democratica, che si manifesta a tutti i livelli, con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive ed il ridursi dei consigli comunali a luoghi dove si ratificano semplicemente le decisioni prese in altri sedi.

L'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio ha sancito di fatto l'assoggettamento al dogma neoliberista della politica economica del nostro Paese e la sua subordinazione agli indirizzi sanciti con la linea dell'austerità a livello europeo.

La crisi economico-finanziaria e la conseguente logica del debito sono diventati gli alibi attraverso i quali imporre, a diversi livelli, poteri tecnici e polizieschi.

I vincoli di bilancio diventano prioritari rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali.

Così, ciò che era socialmente inaccettabile, ovvero privatizzazioni dei servizi, vendita del patrimonio pubblico, restringimento degli spazi di democrazia, diviene politicamente inevitabile anche perchè interiorizzato da gran parte delle forze politiche che governano sia a livello nazionale che locale.

Sui territori, poi, si sperimentano pratiche di eccezionalità giuridica, che vanno dalla creazione di status emergenziali ai super poteri commissariali, passando per dispositivi di controllo prefettizio.

In particolare, il movimento dell’acqua ha visto crescere, nonostante la vittoria referendaria, e, anzi, contraddicendola apertamente, una nuova strategia volta alla privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua e dei beni comuni, espropriando gli Enti Locali e le comunità territoriali di ogni facoltà nel determinare l'articolazione territoriale dei servizi e le politiche tariffarie.

L'attacco finale al referendum del 2011 si è provato a portarlo a compimento attraverso un'altra riforma "strutturale", quella della Pubblica Amministrazione promossa dalla Ministra Madia. Nello specifico con il decreto attuativo “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale”. Un provvedimento fortemente ispirato all'idea del mercato come unico regolatore sociale.

Una  grande mobilitazione e l'intervento della Corte costituzionale hanno portato alla capitolazione di questa riforma. Infatti, la sentenza 251/2016 l'ha sostanzialmente demolita, sancendo l'incostituzionalità di diversi articoli della legge delega tra cui quelli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.

La censura della Consulta si fonda sulla lesione del principio di leale collaborazione tra stato ed enti locali, principio che verrebbe, di fatto, cancellato dalle modifiche proposte alla Costituzione che porterebbero alla riduzione dell'autonomia legislativa regionale e alla possibilità di ricorrere alla cosiddetta “clausola di supremazia”, che consente allo Stato centrale di intervenire in via legislativa in materie di competenza regionale invocando un generico interesse nazionale.

La sentenza, di fatto, ha demolito anche i decreti attuativi in quanto risultano illegittimi i presupposti su cui si basano. Per queste ragioni il Governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali.

Una marcia indietro richiesta dal movimento per l'acqua da subito con la grande mobilitazione messa in campo a partire dalla primavera scorsa che ha prodotto centinaia di iniziative e una straordinaria raccolta di firme in calce alla petizione popolare (230.000 firme consegnate al Parlamento a fine luglio).

Abbiamo sempre denunciato l'incostituzionalità di questo provvedimento che avrebbe prodotto un pericoloso vulnus democratico provando a cancellare l'esito del referendum 2011. Su questa base si era aperto un confronto con la Ministra Madia la quale più volte aveva dichiarato che il servizio idrico sarebbe stato stralciato dalla versione definitiva decreto. Ciò avrebbe costituito solo un primo passo indietro, seppur importante, nel tentativo del Governo di sovvertire l'esito referendario. Abbiamo, infatti, sempre ribadito che andavano eliminate tutte le norme che puntavano alla privatizzazione dei servizi locali, che vietano la gestione pubblica tramite aziende speciali, oltre a quelle che permangono e creano, comunque, una disparità tra le diverse forme di gestione con un evidente favore per quelle privatistiche.

La nostra battaglia proseguirà perchè siamo convinti della necessità di una inversione di rotta nel senso della piena attuazione degli esiti referendari e della promozione di un gestione pubblica e partecipativa dell’acqua svolta nell'interesse della comunità e che restituisca il giusto ruolo alle amministrazioni locali.
Siamo anche convinti che il dibattito nel nostro paese debba ripartire proprio da questi punti e ci adopereremo affinchè l'eventuale nuovo testo di decreto sia radicalmente riformulato e la legge sull'acqua in discussione al Senato, svuotata e stravolta nel suo impianto generale, sia approvata nella sua versione originaria a partire dal ripristino dell’articolo che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.

Anche a partire da questa esperienza intendiamo ruibadire il nostro NO più convinto alla riforma costituzionale. E ciò per almeno due ragioni di fondo: la prima è che il combinato tra controriforma costituzionale e legge elettorale nasce proprio con l’idea di restringere gli spazi di democrazia in termini funzionali ad affermare le scelte di carattere neoliberista e classista che contraddistinguono l’attuale governo. La seconda è che non è possibile disgiungere i contenuti delle scelte sul terreno economico e sociale da quelle relative alle forme e agli assetti istituzionali. Da questo punto di vista, è evidente che, se non si vuole produrre un discorso che rischia di essere astratto sulla difesa e sull’espansione della democrazia , esso va innervato di contenuti e fatto vivere in relazione alle scelte che intervengono sulle politiche economiche e sociali, su quelle scelte che riguardano la condizione di vita concreta delle persone.

Qui sta un elemento di relazione forte tra il percorso del movimento per l'acqua e l'iniziativa per far vincere il No alla controriforma istituzionale.

Ribadiamo, dunque, il nostro impegno perché ciò possa realizzarsi e la certezza che i nostri percorsi si incroceranno con ancora maggior forza.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

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Il Governo ritira il decreto sui servizi pubblici, una vittoria della mobilitazione e dell'applicazione della Costituzione

Categoria: Italia Pubblicato: Lunedì, 28 Novembre 2016
La Corte costituzionale ha sostanzialmente demolito la cosiddetta Riforma della Pubblica Amministrazione voluta dalla Ministra Marianna Madia dichiarando l'incostituzionalità di diversi articoli della legge delega tra cui quelli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.
La censura della Consulta si fonda sulla lesione del principio di leale collaborazione tra stato ed enti locali.

Ciò, di fatto, demolisce anche i decreti attuativi in quanto risultano illegittimi i presupposti su cui si basano.

Per queste ragioni il Governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali.

Una marcia indietro richiesta dal movimento per l'acqua da subito con la grande mobilitazione messa in campo a partire dalla primavera scorsa che ha prodotto centinaia di iniziative e una straordinaria raccolta di firme in calce alla petizione popolare (230.000 firme consegnate al Parlamento a fine luglio).
Abbiamo sempre denunciato l'incostituzionalità di questo provvedimento che avrebbe prodotto un pericoloso vulnus democratico provando a cancellare l'esito del referendum 2011. Su questa base si era aperto un confronto con la Ministra Madia la quale più volte aveva dichiarato che il servizio idrico sarebbe stato stralciato dalla versione definitiva decreto. Ciò avrebbe costituito solo un primo passo indietro, seppur importante, nel tentativo del Governo di sovvertire l'esito referendario. Abbiamo, infatti, sempre ribadito che andavano eliminate tutte le norme che puntavano alla privatizzazione dei servizi locali, che vietano la gestione pubblica tramite aziende speciali, oltre a quelle che permangono e creano, comunque, una disparità tra le diverse forme di gestione con un evidente favore per quelle privatistiche.

Non possiamo che gioire di fronte alla capitolazione di una riforma dei servizi pubblici locali che, in ogni caso, si ispirava all'idea del mercato come unico regolatore sociale.
Una capitolazione che deriva dal combinato disposto di una grande mobilitazione sociale e dall'intervento della Consulta.

La nostra battaglia proseguirà perchè siamo convinti della necessità di una inversione di rotta nel senso della piena attuazione degli esiti referendari e della promozione di un gestione pubblica e partecipativa dell’acqua svolta nell'interesse della comunità e che restituisca il giusto ruolo alle amministrazioni locali.
Siamo anche convinti che il dibattito nel nostro paese debba ripartire proprio da questi punti e ci adopereremo affinchè l'eventuale nuovo testo di decreto sia radicalmente riformulato e la legge sull'acqua in discussione al Senato, svuotata e stravolta nel suo impianto generale, sia approvata nella sua versione originaria a partire dal ripristino dell’articolo che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.
 
Roma, 28 novembre 2016.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
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APPELLO ASSEMBLEA NAZIONALE PER UNA STAGIONE DI REFERENDUM SOCIALI Scuola pubblica, beni comuni, ambiente

Categoria: Italia Pubblicato: Mercoledì, 24 Febbraio 2016

 

Roma, 13 Marzo 2016

 

In due anni dal suo insediamento il Governo Renzi ha prodotto una serie di “riforme” che investono diversi ambiti della società e della vita delle persone.

Si tratta di un'azione che, ispirata all'idea del mercato come unico regolatore sociale, attacca il ruolo pubblico e universale della scuola, estende la precarietà nel lavoro, rilancia una nuova fase di mercificazione dell'acqua, dei beni comuni e dei servizi pubblici locali, in aperto disprezzo dell'esito referendario del giungo 2011, persegue con il decreto Sblocca Italia una politica di devastazione ambientale dai rifiuti all'energia, della quale le trivellazioni, in mare così come in terra, costituiscono l'esempio più emblematico.

 

Di fronte a questo scenario, le resistenze e le mobilitazioni sociali, prodotte nei territori e nella società, hanno costituito esperienze fondamentali di contrasto a questi processi.

Ma hanno ora la necessità di produrre un salto di qualità nella connessione fra loro e nell'azione comune.

 

Per questo, il movimento per la scuola pubblica, il movimento per l'acqua e la campagna contro la devastazione e il saccheggio ambientale hanno deciso di lanciare una stagione di referendum sociali, a partire dalla prossima primavera, proponendo a tutte e tutti una straordinaria campagna dal basso che punti a: promuovere la scuola pubblica, bloccando la cosiddetta “Buona Scuola”; difendere i beni comuni, fermando gli incentivi alla privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici locali; cambiare le politiche ambientali, a partire dallo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere in terra e in mare, opzione “trivelle zero”, completando un percorso di lotte che ha già ottenuto diversi risultati.

 

Perché su tutto ciò che riguarda la vita e i diritti delle persone, la salvaguardia dei territori e del diritto al futuro, sono le donne e gli uomini di questo paese a dover decidere, tutte e tutti assieme.

 

Pensiamo a referendum comuni capaci di rafforzare la mobilitazione sociale che in questi anni ciascun movimento e soggetto sociale, con la propria autonomia e i propri percorsi, ha portato avanti.

Pensiamo a referendum comuni capaci di estendere la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto delle persone, e di disegnare un altro modello sociale, riaprendo la strada alla speranza di un futuro diverso per tutte e per tutti.

 

Sappiamo che, anche sul fronte dei diritti del lavoro, Cgil, Cobas, sindacati di base e movimenti contro la precarietà stanno discutendo sulla possibilità di intervenire per abrogare gran parte delle norme introdotte dal Governo Renzi, a partire dal Jobs Act. Dal nostro punto di vista, auspichiamo fortemente che aggiungano il loro contributo di esperienza e mobilitazione, per rendere ancora più ricca la stagione di referendum sociali che attraverserà il Paese.

 

Sarà una stagione per la scuola pubblica, per i beni comuni, per la tutela dell'ambiente e dei territori, per i diritti del lavoro. E sarà naturalmente una stagione per la democrazia, anch'essa sotto deciso attacco del Governo, attraverso le riforme costituzionali che, nell'autunno prossimo, vedranno il fondamentale passaggio del referendum confermativo: in questo senso, la stagione dei referendum sociali, pur nella sua dimensione autonoma, vuole contribuire anche alla campagna per il NO alla controriforma istituzionale, con la netta convinzione che parlare di democrazia non significa ragionare di architettura istituzionale, bensì del potere che hanno le persone di decidere sulle scelte di fondo che riguardano gli assetti della società. Così come sosteniamo il referendum No Triv sulla proroga indefinita alle concessioni per l'estrazione di idrocarburi già esistenti entro le 12 miglia, provocatoriamente fissato dal Governo Renzi per il prossimo 17 aprile, nel palese tentativo di far fallire il quorum.

 

Per condividere tutto ciò invitiamo comitati, movimenti, associazioni, cittadine e cittadini, forze politiche e sociali e tutte/i coloro che hanno a cuore diritti, beni comuni e democrazia. a partecipare all'assemblea nazionale che si terrà a Roma il 13 marzo prossimo.

 

Per confrontarci con vicinanza ed intensità, per costruire gli intrecci e gli obiettivi di questa stagione referendaria e sociale. Per disegnare un'altra uscita dalla crisi e le coordinate di un altro modello sociale.

 

Tutte e tutti assieme è possibile.

 

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Movimento per la scuola pubblica

Campagna "Stop devastazioni", per i diritti sociali ed ambientali

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