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Lombardia

Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati Acqua Pubblica


Dal "decreto d'Agosto" 2011 alla spending review con lo slogan "da 8.000 a 1.000" di recente enunciazione da parte del Commissario Cottarelli.
Dallo Sblocca Italia alla Legge di Stabilità 2014, di prossima approvazione in Parlamento.
Il Governo Renzi vuole dimostrarsi perpetuatore della cancellazione dell'esito referendario del Giugno 2011 che ha incontrovertibilmente stabilito che la gestione del
Servizio Idrico Integrato (e dei Servizi Pubblici Locali) deve restare in mano pubblica, fuori dalle regole del mercato e del profitto.
Con gli ultimi due atti governativi si incentivano, infatti, i processi di fusione di società tramite la dismissione di quote gestionali appartenenti ai Comuni soci.
Per quanto riguarda il Servizio Idrico Integrato, lo Sblocca Italia impone una "UNICITA'" (a discapito dell'attuale "UNITARIETA'") di gestione: si prescrive l’affidamento ad un unico gestore, scelto tra quelli che già servono, a livello regionale (o al massimo a livello provinciale), almeno il 25% della popolazione residente. Alla faccia della concorrenza e del merito, si favorisce chi è già grande e potente.
La legge di Stabilità "concede" ai Comuni di costituire nuove società, cosiddette "in house", imponendo però loro l'accantonamento del corrispettivo economico gestionale in un apposito fondo. Nello stesso tempo si allettano comuni già strangolati da tagli feroci escludendo dal patto di stabilità interno i proventi derivati dalla “eventuale” vendita di quote in società partecipate. Proventi che comunque non potranno essere utilizzati per eventuali ri-acquisizioni di quote societarie (es. Ri-pubblicizzazioni di società miste: pubblico-private).
SIAMO DI FRONTE ALL'ENNESIMO (SUBDOLO) RILANCIO DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA!!
E' chiaro che i privilegiati di questa operazione sono i soggetti privati già presenti sul nostro territorio lombardo (come A2A S.p.a.) e nazionale (IREN S.p.a., HERA S.p.a. e ACEA S.p.a.): aziende multiservizi che non si lasceranno scappare questa nuova ghiotta occasione offerta loro dal governo Renzi per accaparrarsi ulteriori enormi fette di Servizi Pubblici Locali. Una volta che i servizi fondamentali saranno assunti da colossi di livello nazionale o sovranazionale i nostri sindaci avranno definitivamente perso ogni capacità di controllo ed influenza per determinare davvero come quei servizi devono essere svolti nei confronti dei loro amministrati.
I Comitati Acqua Lombardi rivendicano la gestione del Servizio Idrico Integrato attraverso aziende speciali (o consortili) che gestiscano l'acqua su bacini (o sotto
bacini) idrografici o per Aree Metropolitane. Noi consideriamo questa l'unica forma gestionale che garantisca la partecipazione attiva da parte di cittadini / utenti /
lavoratori del Servizio Idrico Integrato e che consenta di mantenerne la gestione il più vicino possibile al territorio dei comuni che le costituiscono, rivitalizzandone la
funzione civica nei confronti dei cittadini stessi.

Leggi tutto: FUSIONI ED AGGREGAZIONI SOCIETARIE L’ANTICAMERA DELLA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO

Il video del convegno Acqua 2.0 organizzato dal Gruppo regionale PD in Lombardia

Il Coordinamento regionale Acqua pubblica chiede una nuova norma regionale sui servizi idrici

Già 500 adesioni all’Appello per cambiare l’attuale legge regionale sull’acqua

Milano, 20 marzo 2012 – “In Lombardia serve al più presto una nuova legge regionale per l’acqua pubblica!”. In vista della Giornata Mondiale per l’Acqua (che si celebra il 22 marzo), alzano la voce i Comitati per l’acqua pubblica della Lombardia, che da sempre contestano i contenuti dell’attuale legge lombarda (la n. 26 del 2003), che di fatto prevede ancora la privatizzazione dell’acqua, ignorando la vittoria dei Referendum nazionali del giugno 2011, che hanno abrogato la norma nazionale (il Decreto Ronchi) che obbligava a mettere a gara la gestione degli acquedotti.

I Comitati chiedono appunto di modificare le “storture” contenute nella vigente norma regionale, ovvero cancellare il riferimento al Decreto Ronchi (che obbliga a privatizzare l'acqua), e adeguarsi alle sentenze della Corte Costituzionale che in due occasioni ha sancito l’incostituzionalità della medesima norma regionale fortemente voluta da Formigoni.

Leggi tutto: Una nuova legge per l’acqua pubblica in Lombardia!

Gestione dell’acqua in Provincia di Como:

l’azienda dell’acqua deve essere totalmente pubblica, nessuna apertura all’azionariato privato

 

Il Comitato Comasco per l’Acqua Pubblica è stato ricevuto, lunedì 16 aprile,  in audizione dai Capigruppo in Consiglio Provinciale.

In quella sede ha esposto il proprio parere in merito alla bozza di costituzione della società che andrà a gestire l’acqua (Servizio Idrico Integrato) di tutti i comuni della provincia di Como.

La delegazione del Comitato ha apprezzato positivamente l’orientamento emerso nel corso dell’incontro, ovvero la volontà da parte dei Capigruppo presenti, di conferire la gestione dell’acqua ad una società totalmente pubblica, aderendo così al risultato del Referendum nazionale del giugno 2011, che ha decretato che la gestione dell’acqua debba essere esclusivamente in mani pubbliche.

 

Il Comitato ha però avanzato alcune osservazioni sul testo elaborato, per ora in bozza, dalla Provincia. In particolare si è sottolineato come alcune parti del documento rischino di consentire una possibile apertura all'azionariato privato. Il Comitato ha chiesto che nel testo del documento vangano eliminati i riferimenti ad una non meglio definita “società conglomerata”; In tal senso il Comitato ribadisce che la nuova società debba essere di esclusiva proprietà dei comuni, escludendo in maniera netta che l’azionariato si possa aprire, anche in futuro, a soggetti privati, cittadini o imprese.

Il risultato del Referendum è chiaro: la gestione dell’acqua deve essere realizzata da aziende pubbliche al 100%.

Bocciata la legge lombarda: ora Formigoni deve adeguarsi al Referendum per l’acqua pubblica!
Già 300 adesioni all’Appello per cambiare la legge regionale sull’acqua
Milano, 25 novembre 2011 – Con sentenza pubblicata oggi, venerdì 25 novembre, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima le legge regionale della Lombardia sull’acqua!
Come si ricorderà, il ricorso era stato presentato dal Governo Berlusconi, che contestava alcuni passaggi della norma regionale (la n. 26 del 2003, così come modificata dalla L.R. n. 21 del 2010), che riguarda gli affidamenti del servizio idrico. Ora la Consulta ha dichiarato incostituzionale una parte della legge; pertanto nelle prossime settimane la Regione Lombardia dovrà mettere mano alla sua norma.
I Comitati per l’acqua pubblica della Lombardia da sempre contestano i contenuti della legge lombarda, che di fatto prevede ancora la privatizzazione dell’acqua, ignorando la vittoria dei Referendum nazionali del 12 e 13 giugno, che hanno abrogato la norma nazionale (il Decreto Ronchi) che obbligava a mettere a gara la gestione degli acquedotti.
I Comitati chiedono appunto di modificare le due maggiori “storture” contenute nella norma regionale:
- cancellare il riferimento al Decreto Ronchi (che obbliga a privatizzare l'acqua), che non esiste più poiché abrogato dal Referendum nazionale;
- mantenere la titolarità del servizio idrico in capo ai Sindaci, che invece la legge regionale espropria per consegnare il potere di scelta alle Province, sopprimendo le assemblee dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) sostituite con un fantomatico Ufficio d'Ambito provinciale.
A tal proposito, nelle scorse settimane il Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica, ha lanciato un Appello per l'acqua pubblica in Lombardia (www.contrattoacqua.it/public/up//News%202011/Acqua_Lombardia_Appello%202011.pdf ), per chiedere le modifiche alla legge regionale. In pochi giorni l’Appello ha già ricevuto più di 300 adesioni, tra cui molti sindaci e associazioni (le adesioni vanno inviate a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ).
Come si legge nell’Appello, i Comitati per l’acqua pubblica chiedono di:
- salvaguardare la titolarità dei Comuni nel governo dei servizi idrici, prevedendo forme di partecipazione della cittadinanza alle scelte sulla gestione dell’acqua;
- garantire la gestione totalmente pubblica dell’acqua, attraverso l’affidamento ad aziende di diritto pubblico di proprietà dei Comuni;
- avviare un confronto politico per la riorganizzazione complessiva del servizio idrico, che va ridefinito quale “servizio di interesse pubblico generale, privo di rilevanza economica”, attraverso la valorizzazione dei bacini idrografici esistenti in Lombardia, che devono essere amministrati dai Comuni e affidati in gestione ad aziende di diritto pubblico, garantendo il diritto all’acqua secondo principi di solidarietà.
Ora che la Corte Costituzionale ha di fatto bocciato la legge, Formigoni deve cambiare la legge al più presto! - Roberto Fumagalli, Coordinamento Comitati Acqua Pubblica Lombardia